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"I
luoghi della creazione: arte musica e spettacolo"
a cura di Sara
Frequenti
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L'amore attacca disperatamente l'uomo all'esistenza terrena.
E' una radice profonda a tal punto da far desiderare di vivere
sopra ogni altra cosa.
Ma la vita è così complessa e ha un suo disegno
da compiere che non sempre ci è dato di conoscere o
condividere. Forse l'amore è stato donato agli esseri
umani per far loro apprezzare la vita, per far loro desiderare
di vivere fino in fondo per scoprire, solo alla fine, il senso
di tutto.
Lo stesso Pavese arriva a pensare forse che anche all'assenza
dell'amore l'essere umano può resistere perché:
"Ci saranno altri giorni, altre voci e risvegli. Soffriremo
nell'alba, viso di primavera."
Sì possiamo reputarci fortunati se almeno per una volta
ci è dato di conoscere l'amore, la fusione con l'altro.
Il ricordo e la speranza non possono far morire...Dice Pavese:
"La speranza si torce e ti attende e ti chiama. Sei la
vita e la morte. Il tuo passo è leggero".
La vita andrà così avanti. Potremo conoscere
altre persone ed avere altre storie. E allora non resterà
che sopportare una sorda e sotterranea sofferenza che non
ci impedirà certo di vivere e che tutt'al più
potrà raggelare il nostro cuore: "Anche la notte
ti somiglia, la notte remota che piange muta, dentro il cuore
profondo e le stelle passano stanche. Una guancia tocca una
guancia - è un brivido freddo, qualcuno si dibatte
e t'implora, solo, sperduto in te, nella tua febbre."
Tutto ciò finché arriverà inevitabilmente
il giorno della morte. Ed è proprio in quel giorno
che ci ricongiungeremo con l'anima profonda della persona
tanto amata. Ecco allora una nuova interpretazione ai seguenti
versi di Pavese:
"Per tutti la morte ha uno sguardo. Verrà la morte
ed avrà i tuoi occhi."
Mi sembrano queste parole di speranza, di fusione totale.
Ci ricongiungeremo con gli occhi dell'altro nell'ultimo e
forse eterno istante della nostra vita. E solo quell'attimo
ripagherà di tutte le sofferenze vissute e ci farà
provare le sensazioni che in questi ultimi versi Pavese così
bene descrive:
"S'aprirà quella strada, le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando come l'acqua nelle fontane
- sarà questa la voce che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno l'odore della pietra e dell'aria mattutina.
S'aprirà una porta. Il tumulto delle strade sarà
il tumulto del cuore nella luce smarrita.
Sarai Tu - ferma e chiara."
SF.
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