Psicoarte
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"I
luoghi della creazione: arte musica e spettacolo"
a cura di Sara
Frequenti
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In questo numero ho preso in considerazione alcune poesie
di Cesare Pavese raccolte in: "Verrà la morte
ed avrà i tuoi occhi". Sono forse poesie poco
conosciute di questo autore e sono poesie piuttosto recenti.
Il tema dominante è quello dell'amore. Un amore che
quando si realizza è talmente forte da trasformare
la realtà delle cose. Scrive in una poesia Pavese:
"Ora ha una voce ed un sangue ogni cosa che vive. Ora
la terra ed il cielo sono un brivido forte, la speranza
li torce, li sconvolge il mattino, li sommerge il tuo passo,
il tuo fiato d'aurora."
L'amore quindi, come traspare da questi versi, dà
la possibilità di andare oltre il dolore, il gelo
che, sempre secondo Pavese, "era dolce dentro il cuore
profondo". L'amore sembra dunque avere questa capacità
di far breccia nelle difese che le persone si costruiscono
inevitabilmente a seguito delle delusioni incontrate nel
corso della vita e che hanno il potere di far tacere la
speranza, di far indurire il cuore e di far quasi sentire
un brivido gelido scorrere nell'animo alla fine di ogni
giornata.
L'amore appare così forte da far non solo apparire
diverse le cose, ma da stravolgerne completamente il significato.
Esso è vita e morte insieme, è un fiume traboccante
in piena e solo è capace di dar senso al trascorrere
delle giornate. L'amore fa sembrare bello il sole che nasce
e tramonta e l'anima umana altro non aspetta se non il ricongiungersi
con un'altra anima che possa far sentire un brivido, stavolta
caldo, dentro tanto forte da dare l'energia per affrontare
la vita. L'amore che Pavese definisce :un torrente del cuore"
che trascina senza che l'uomo possa resistergli. L'amore
travolge, arricchisce, fa stare sulla cresta dell'onda e
fa sorridere davanti a qualsiasi avversità. L'amore
solo allora può essere il senso del nostro vivere
quotidiano, ecco quello che intravedo dietro queste poesie
di Pavese.
Purtroppo però così come l'amore corrisposto
ci dà la vita, l'assenza di esso può rappresentare
la morte. Dice Pavese:
"Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio, come vedere nello specchio
riemergere un viso morto, come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti."
Eh sì, l'amore dall'alto fa sprofondare nel fondo
delle tenebre e degli abissi. Fa sprofondare verso la morte,
l'assenza di dialogo (vedi immagine del labbro chiuso) in
un gorgo chiuso e senza alcuna via d'uscita. Come fare infatti
a resistere, a vivere, dopo avere provato la fusione totale
con un altro essere umano che completa le debolezze individuali,
quando la vita ci porta via questo amore ? Come fare senza
quell'amore che in un'altra di queste poesie così
definisce Pavese: "erba viva...ma tu, tu sei terra.
Sei radice feroce, Sei la terra che aspetta".
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