Strutturalismo e poststrutturalismo: il convegno di Baltimora
del 1966 ed oltre
Inizia con questo numero una disamina sui temi emersi dal
convegno di Baltimora del 1966, che molti indicano come
data di inizio della Decostruzione attraverso l'intervento
di Jaques Derrida e un'analisi sul confine esistente fra
strutturalismo e postrutturalismo nonché uno sguardo
più particolareggiato al decostruzionismo. La suddetta
trattazione proseguirà anche nelle prossime uscite
di Porpore.
Introduzione
Vorrei dare un'idea generale del convegno tenutosi dal
18 al 22 ottobre 1966 alla John Kopkins University di Baltimora
sul tema "I linguaggi della critica e le scienze dell'uomo".
Il testo di riferimento utilizzato "La controversia
sullo strutturalismo", pubblicato in Italia nel 1975,
contiene la trascrizione di circa 30 ore di registrazione
magnetica.
La relazione intende dare uno sguardo ad alcuni degli interventi
proposti e soffermarsi poi sui rapporti di prossimità
e cesura inerenti lo strutturalismo e il poststrutturalismo
e su Jacques Derrida.
Per questi ultimi due argomenti si è fatto riferimento
principalmente a Terry Eagleton "Introduzione alla
teoria letteraria" e Jonathan Culler "Sulla decostruzione",
nonché ad alcuni scritti di Maurizio Ferraris.
Le posizioni presentate dai congressisti, mettono in luce
una eterogeneità sostanziale del movimento strutturalista
e pongono le premesse per lo sfaldamento dell'apparato concettuale
del medesimo.
Nelle note di apertura, di Richard Macsey, il dibattito
è paragonato al gioco degli scacchi, nel quale vi
può essere una lotta spietata anche se disciplinata
da un sistema di convenzioni che rendono astratto e preordinato
il conflitto. Si puntualizza, però, che la similitudine,
non è totalmente aderente, perché la teoria
del gioco presuppone che i giocatori operino sempre e siano
guidati da interessi razionali "e non c'è spazio
per i capricci della psicologia [
] e dello stile"
(1) . Dunque,
fin dall'inizio, si postulano un gioco delle regole, e una
possibile uscita dalle stesse grazie ad elementi che la
teoria non riesce a contenere.
Proprio sulle faglie e sui punti di esclusione, si fonderà
la critica di Derrida.
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[1] AA. VV. La controversia sullo
strutturalismo, a cura di Richard Macsey e Eugenio
Donato, Napoli, Liguori Editore, 1975. (torna
al testo)
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