FORUM SOCIALE EUROPEO A FIRENZE: INCONTRO DI POPOLI, CULTURE E IDEALI
Se n'è sentito parlare molto nelle ultime settimane,
in forma perlopiù negativa. I fatti di Genova hanno
lasciato timore e diffidenza negli animi, eppure alla Fortezza
da Basso erano presenti circa il doppio delle persone previste.
Code interminabili e caotiche non hanno scoraggiato i visitatori
che affluivano come una marea umana all'interno della fortezza
medicea - luogo alquanto insolito per un evento pacifista,
come insolito per tale evento il clima da guerriglia attorno
alla Fortezza, con strade deserte e polizia ovunque.
Trascinato dalla folla in coda, sono infine riuscito ad
entrare anch'io. Ho cercato innanzitutto il banchetto dei
"samideanoj" esperantisti (chi non sa cos'è
l'Esperanto si aspetti un articolo prossimamente su Porpore;
chi è però già curioso vada a vedere
ai siti www.esperanto.it
e www.esperanto-grupo.it/firenze),
al primo piano del padiglione centrale. La prima sensazione,
entrando nell'affollatissimo edificio, è stata di
una babele in cui però, come per un miracolo, si
riusciva a capirsi e comunicare al di là delle barriere
linguistiche e culturali. Non si respirava un clima ostile
là dentro, ma al contrario un clima di amicizia e
sicurezza. Visitare il Forum è un po' come fare il
giro del mondo in un pomeriggio, tra i suoi suoni, i suoi
alfabeti, suoi oggetti, i suoi odori e i suoi volti. Le
sue affascinanti diversità.
Capita spesso, nelle fiere e nelle mostre, di rimanere storditi
dalla confusione o dalle troppe cose da vedere. Al Forum
non è stato così, nonostante l'affollamento
e le centinaia di stand. Si passava da uno spazio all'altro
senza stancarsi mai, riempiendosi gli occhi di colori e
forme tra le più svariate. Ho trovato infine lo spazio
esperantista, anzi gli spazi visto che il banchetto dell'ERA
(l'Associazione Radicale Esperantista) era vicino ma separato
da quello della UEA (l'Associazione Universale Esperantista).
Nel primo il signor Dematheis, un anziano signore torinese
dall'aspetto di gnomo, illustrava un cd-rom di assaggio
della lingua di Zamenhof - un ipertesto molto ben curato,
devo dire - mentre nel secondo due francesi distribuivano
volantini e invitavano i passanti al corso intensivo di
Esperanto, a dimostrazione della rapidità di acquisizione
delle lingua universale rispetto alle lingue naturali.
Tra i due stand i Verdi raccoglievano firme contro il ponte
sullo Stretto. Curioso come il verde sia anche il colore
simbolo dell'Esperanto. Lo avranno notato anche loro? Ci
sarà stato uno scambio tra vicini di stand, una conoscenza
reciproca?
Certo, sarebbe stato nello spirito del Forum.
Di seguire le conferenze, numerose e interessanti, non ho
avuto purtroppo il tempo. Era impossibile vedere tutto,
anche avendo una settimana a disposizione. Mi è rimasta
la sensazione di essere stato presente ad un evento storico,
che ha segnato un passo in avanti sulla strada di un incontro
tra i popoli che non penalizza le rispettive diversità,
anche linguistiche, ma che anzi le valorizza e le tutela.
Firenze, 8 novembre 2002
MA.
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