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Suono & Dintorni

di ronda fra musica e terapia

S(U)ONO

Io sono suono.
A partire dal primo attimo dell’esistenza intrauterina tutto il vissuto (sia della madre che del bimbo) è circondato da musiche, rumori, suoni, percorsi sonori. Dei primi periodi della vita, dei quali non c’è ricordo, ci sono tuttavia degli imprinting sonori che faranno parte dell’interezza del cammino vitale.
Il suono è, ontogeneticamente e filogeneticamente, un’impronta digitale caratteristica. Il suono e l’essere umano si somigliano così tanto che possiamo riconoscere nel primo, per analogia delle forme, quel movimento, quella sensorialità, quel pensiero che lo hanno creato; ma può anche accadere che un suono susciti nelle persone altri movimenti, sensazioni, emozioni, pensieri. Questo intreccio è una vera e propria impronta digitale sonora; in esso troveranno degna espressione i dati biologici, quelli psicologici, quelli culturali e quelli antropologici. Ognuno di noi ha un’identità musicale. Ogni gruppo o comunità ha un’identità musicale. Il termine ISO ben indica il concetto di identità sonora, come espresso da Rolando Benenzon: una rappresentazione, appunto sonora, dell’identità bio-psico-sociale; elementi sonori che caratterizzano un individuo, un gruppo od una specie, poiché è in tali elementi che si trova una rappresentazione dei dati caratteristici di quella persona, quel gruppo o quella specie. I suoni, inoltre, veicolano informazioni di senso e non di significato. Il suono contiene contraddizioni ma non costringe ad una scelta, al contrario del linguaggio parlato. La ricchezza espressiva della musica è dovuta appunto alla sua possibilità di veicolare simultaneamente informazioni di senso anche contrastanti. Ogni fruitore compie le sue scelte nel materiale in arrivo: con 10 persone che ascoltano una stessa musica si possono ottenere fino a 10 interpretazioni diverse. Il suono possiede infinite valenze sinestesiche, capaci di costituire la base di valori espressivi. Il suono non è invasivo.
Dal suono più basilare, archetipico, essenziale, fino alle strutture musicali più complesse: tutto può essere, ed è, assimilato a schemi della vita affettiva e senso motoria. La musica può anche rimodellarsi sinestesicamente su percorsi sensoriali già esistenti e costituiti da precedenti esperienze anche complesse e non obbligatoriamente musicali.
Il suono è emozione e l’emozione è suono e se ci divertiamo a giocare con le parole possiamo riflettere su questo divertisment: emo-a-zione, vale a dire movimento del sangue, movimento vitale, spinta alla vita. Forse la musica ed il suono sono un’incitazione alla vita? Così torniamo all’esistenza intrauterina, ai miti della creazione, alle cosmogonie dove tutto ha origine dal suono, nel suono, per il suono.
Per cui il viaggio è corto e lunghissimo allo stesso tempo, con la stessa distanza che c’è fra uomo e suono appunto: distanza nulla perché si è ciò che si fa e si fa ciò che si è.


RMS.