Alle
numerose obiezioni seguite alla relazione di Morazé, e inerenti
perplessità sull'accostamento "scoperta" matematica
/ creazione letteraria, egli risponde, facendo rilevare
come in matematica si costituiscano spesso interi complessi
su postulati, per poi scoprire che ci sono anche altre direzioni
in cui andare [7] (esemplare è il caso della geometria euclidea)
e che quindi la matematica non è del tutto logica ma, basandosi
su degli assunti -Derrida direbbe metafisici- può essere,
in ogni momento ribaltata. È cioè molto più flessibile di
quanto non si pensi e per questo è assimilabile all'arte.
Morazé
inserisce quindi nell'analisi di un processo mentale apparentemente
a-storico e ossessivamente identico per ogni ambito del
sapere, in ogni epoca, il dato sociale quale costituente
essenziale, avvicinandosi su questo punto, alla posizione
di Goldman [8].
Inoltre
è la società a decidere quali, fra le soluzioni (creazioni)
proposte verranno accettate e quali no. (Concetto analogo
lo troviamo, ad esempio, anche in Eagleton, ove si ipotizza
che i canoni letterari non siano altro che ciò che un determinato
ambiente ingloba o rifiuta) [9]. All'interno del dibattito
sono aggiunte alcune osservazioni di Carroll Pratt. A conferma
della somiglianza fra l'immaginazione artistica e quella
scientifica, riportando i risultati di una ricerca condotta
in California, su “gruppi numerosi di scrittori, scienziati,
architetti e matematici famosi” [10] Pratt riferisce che,
sia gli artisti, che gli scienziati mostrano che la loro
creatività richiede sensibilità estetica e che preferiscono
una dimensione asimmetrica/complessità ad una di simmetria/semplicità.
Essi, inoltre, “rivelano in misura superiore alla media
tendenze nevrotiche: depressione, isterismo, ipocondria,
paranoia e schizofrenia” [11] il che ci fa domandare come
possano raggiungere risultati così elevati. La risposta
sembra essere che possiedono una forza di volontà ipertrofica,
insieme a “una notevole energia muscolare e una grande ambizione”
[12].
SDS.
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[7] Ivi, p. 58.
[8] La società introdotta da Morazé a me sembra però più un fattore di ‘costante’ dai valori variabili che non intacca la sostanziale astoricità del procedimento ma la concilia con un mondo di possibilità limitate fornite al soggetto, entro le quali deve muoversi. Società come limite ma anche come unica possibilità.
[9] Cfr. TERRY EAGLETON, Introduzione alla teoria letteraria, a cura di Francesco Dragosei, Roma, Editori Riuniti, 1998, pp.226-27.
[10] AA. VV: La controversia sullo strutturalismo, ed. cit. p. 76.
[11] AA. VV. La controversia sullo strutturalismo, ed. cit. p. 77.
[12] Ibidem.
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