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Tracce


La Presente Trattazione prosegue l’analisi intrapresa in alcuni numeri precedenti sul Convegno di Baltimora del 1966.

Continuo testo di riferimento: “ AA. VV “La controversia sullo strutturalismo”  a cura di Richard Macsey e Eugenio Donato, Napoli, Liguori Editore, 1975.

Morazé

Uno dei primi interventi  presentati al Convegno di Baltimora del 1966, è quello di Charles Morazé. Egli ci propone una analisi, o meglio una strutturazione dell'invenzione, nella quale equipara l'invenzione matematica e quella letteraria, (dando così voce ad un intento classificatorio chiaro e preciso, e contrapponendosi al concetto tradizionale di invenzione come intuizione slegata da tutto). In realtà, quello che descrive vuole essere il prototipo dell'attività della mente umana indipendentemente dal campo di applicazione. Morazé prende come riferimento le osservazioni del matematico francese  fra  Henry Poincaré il quale faceva notare come la soluzione di un problema "non gli arrivasse necessariamente al termine di uno sforzo lucido e cosciente ma come -al contrario- [...] venisse fuori quando meno se l'aspettava, in momenti in cui stava facendo delle cose del tutto diverse" [1] Stesso discorso lo ritroviamo in Gauss e in Newton.

Tutto ciò mostra il ruolo svolto dall'inconscio come deposito e laboratorio in cui, una volta avviato, un processo continua a progredire indipendentemente dalla coscienza, anche durante il sonno e in momenti di distanza dal problema. L'invenzione infatti, non è un evento fortuito, ma il risultato di tre fasi precedenti. La prima, indicata da Morazé con il verbo latino informare, è quella in cui il soggetto si documenta attraverso i mezzi che la società gli mette a disposizione (libri, dati scientifici, etc...) e viene in contatto con alcuni elementi diffusi nella sua epoca. "siccome, i processi intellettivi sono in rapporto funzionale con ogni genere di fatti quotidiani, bisogna dire [...] che le strutture sociali nelle quali viviamo hanno una grandissima importanza per l'invenzione" [1] . “L'inventore è parte di un gruppo di cui assimila i prodotti”, anche quelli non immediatamente utili [...]  ma “che sono capaci di orientare la sua riflessione in direzione di una determinata scoperta” [2].

La seconda fase è detta cogitare: in essa il cervello non è più passivo raccoglitori di dati, ma si mette in movimento. Alcuni, fra cui lo stesso Poincaré, rivelano di assumere a questo punto degli stimolanti come grandi quantità di caffè. Il processo avviato dalla coscienza, prosegue, come abbiamo accennato, anche quando “l'attenzione si rilascia” [3] e, molti sostengono che sia tanto più produttivo, quanto non si cerca di costringerlo allo sforzo o a seguire un certo percorso.

La terza ed ultima fase è l’intellegere, ove si ha un’operazione di scelta, identificabile con una specie di illuminazione. L'evento, che "corrisponde probabilmente ad una migliore organizzazione delle cellule cerebrali" [4], provoca una bella sensazione di liberazione. È come se l'energia bloccata trovasse un’apertura.

Il protagonista, in realtà non “crea” propriamente, ma sceglie, fra le soluzioni possibili proposte dalle conoscenze del tempo e dall'ambiente sociale, quelle più opportune. È pertanto notevolmente ridotto il ruolo dell'autore a catalizzatore più arguto di altri, o manipolatore di eventi e elementi già esistenti [5].

Morazé parla poi della differenza fra segni matematici e segni estetici.

Mentre i primi non hanno alcun significato per i non iniziati, i secondi suscitano una partecipazione immediata; si può anche aggiungere che in poesia c'è un doppio movimento vòlto, da un lato, a ricaricare segni già logorati, e dall'altro a logorarne di nuovi: "L’invenzione letteraria ha la sua ragione d'essere nello scaricare e nel caricare segni simbolici" [6] .


[1] AA. VV. La controversia sullo strutturalismo, a cura di Richard Macsey e Eugenio Donato, Napoli, Liguori Editore, 1975, p 44.
[2] AA. VV. La controversia sullo strutturalismo, ed cit. p.47.
[3] Ibidem.
[4] Ivi, p. 48.
[5] È a tal proposito individuabile un legame con l’interesse sociologico di Lucien Goldman, per il quale l’attività dell’uomo, è in gran parte di derivazione collettiva e in stretto rapporto con l’apparato categoriale del gruppo a cui il singolo dà voce.
[6] AA. VV. La controversia sullo strutturalismo, ed. cit. p. 55.

 
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