E'
altresì interessante applicare ai film di Olmi la distinzione
di Pier Paolo Pasolini fra cinema di prosa (la narrazione
procede in maniere logica spiegando allo spettatore passo
per passo) e cinema di poesia (vi sono immagini giustapposte
che lasciano più spazio all' immaginazione e a differenti
interpretazioni). Gli esordi della carriera sono sicuramente
assimilabili al cinema di prosa (come sostenne lo stesso
Pasolini citandone come esempio Il tempo si è fermato),
ma a partire dai fidanzati non è più così semplice la distinzione.
Infatti sono sempre più frequenti gli inserti, i flashbacks
e la ripetizione di immagini già viste; tutti elementi che
lasciano spesso spiazzato lo spettatore. Questo plurilinguismo
(come se nei film fossero presenti più voci) sarà ricercato
spesso da Olmi rifiutando l' univocità del vero e delle
immagini che a volte possono sembrare ricordi o la materiaizzazione
dei desideri dei personaggi; il regista non ritiene necessario
palesare tali situazioni. L' incidente causato dal protagonista
di Un certo giorno ritorna più volte nel montaggio
teso a sottolineare l' importanza che un evento estremamente
casuale può avere nella vita di un individuo.
Ne
La circostanza le fugaci scene d' amore della ragazzina
sono riproposte lasciando il dubbio se si tratti di fatti
avvenuti o di proiezioni mentali del personaggio.
Ermanno
Olmi ha anche il pregio di creare nei suoi film dei veri
e propri altrovi, mondi fiabeschi che rispondono a leggi
autonome e particolarissime. E' il caso de I recuperanti
per esempio in cui si racconta di due persone che per lavoro
disinnescano mine della prima guerra mondiale. L' anarchia
del vecchio recuperante, al di fuori delle convenzioni sociali,
ci trasmette la sensazione di un' alternativa possibile
(almeno in certe condizioni). Anche Camminacammina
e La leggenda del santo bevitore rientrano in questa
caratteristica. Il primo racconta capillarmente un pellegrinaggio
(ispirato a quello dei re magi), metafora della continua
ricerca dell'uomo che, anche quando sembra conclusa, si
scopre ancora viva e feconda di motivi di esistenza. Lo
spettatore è catapultato in aspri sentieri di montagna e
si trova a vivere le stesse difficoltà pratiche e banali
dei protagonisti, ascolta dialoghi a volte fini a se stessi
e vede continuamente il gruppo di pellegrini che avanza
lentamente. Questa è senza dubbio l' opera più rivoluzionaria
del regista che ribalta completamente ogni logica narrativa
e ogni elemento precostitutivo: tutto è messo in discussione
nell' "hic et nunc" e spesso sono colti e valorizzati
gli spunti dei non-attori. Qui la realizzazione di un film
non è l' esecuzione di un piano di lavorazione ma
un' avventura, una scoperta.
Si
ribalta la situazione ne La leggenda del santo bevitore
che è realizzato secondo i dettami tipici delle produzioni
internazionali e, ironia della sorte, quest' opera che rientra
nei canoni consueti ha vinto il Festival di Venezia, il
rivoluzionario Camminacammina è stato un flop quasi totale.
Un
mondo a sé stante è anche quello de L' albero degli zoccoli
film della consacrazione per Olmi (vittoria a Cannes
e ingresso prepotente nel panorama degli autori internazionali,
prima era pressochè sconosciuto nel mondo): un' immersione
profonda nella vita contadina del bergamasco fine-ottocentesco.
Il ritmo del film rispetta i tempi scanditi dalle stagioni
e dai costumi dell' epoca tanto che sembra assolutamente
normale un andamento narrativo e di montaggio che lascia
il tempo allo spettatore per riflettere e avvertire il senso
di circolarità organica intrinseco a quel tipo di vita.
Negli
ultimi due film (anch' essi rivoluzionari nella forma),
Il mestiere delle armi e Cantando dietro ai paraventi,
si ha di fronte un disperato grido di speranza affiancato
da una sfiducia strisciante nel mondo attuale. Il richiamo
alla pace e a nobili codici di comportamento risuona forte
ma da realtà lontane, come se Olmi avesse sospeso la sua
ricerca nel mondo che lo circonda per continuarla altrove.
Ma personalmente non escludo nei prossimi film un ritorno
al mondo dei suoi primi lungometraggi, come Il posto e I
fidanzati, che confermerebbe peraltro la sua istintuale
capacità di continuo auto-rinnovamento.
LC.
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