segue da Strutturalismo e poststrutturalismo: il convegno
di Baltimora del 1966 ed oltre
Il post-strutturalismo di Derrida è uno smascheramento
della metafisica testuale e concettuale con la consapevolezza
che, il linguaggio, quindi il decostruzionismo stesso, essendo
assertorio, non potrà mai sottrarsi totalmente dall'universo
metafisico che denuncia 'ma potrà solo sognare di farlo'(2).
Un linguaggio infatti che si emancipasse completamente sarebbe
incomprensibile, la comunicazione, implica, di necessità,
un qualche compromesso col mondo. E il mondo è articolato
sulle opposizioni gerarchiche e sulla metafisica.
Per questo, mentre lo strutturalismo è generalmente
associato ad una logica scientifico-tecnicista e ad una sorta
di conservatorismo (la struttura è immutabile e ci
predetermina), il post-strutturalismo presenta una duplice
interfaccia. Da una parte è anarchico, demistificante
rivelatore dei rapporti di forza, scardinatore delle gerarchie
(vicino alle filosofie del sospetto). Dall'altro, poiché
non si attesta in questa posizione 'positiva' dichiarandone
l'innegabile metafisicità, e quindi l'impossibilità
di uscire dallo status quo effettivo, mostra un lato reazionario,
scettico, conservatore. Come fa notare Eagleton, in questa
seconda accezione impedisce la decisione, blocca, e si dimostra
parassitario di altri sistemi di pensiero che attacca, senza
mettersi in gioco realmente offrendo una contropartita.
Il post-strutturalismo assale il cuore dell'impianto strutturalista:
ove infatti De Saussure stabiliva la certezza e la forza del
suo sistema, cioè nella differenza quale cardine delle
opposizioni fonologiche di una lingua, quindi suo scheletro,
Derrida scorge l'instabilità. Il significante base
imprescindibile di qualsiasi significato, arriva a definire
se stesso come altro da, non ha un'identità se non
nella differenza ed è quindi costantemente non presente
a se stesso. Dimostra una realtà instabile, mai bloccabile
in una 'presenza' quindi in un certezza.
Il linguaggio inoltre è una rete vacillante anche per
un altro motivo. La riproducibilità del segno, che
è parte della sua natura intelligibile mina e frantuma
la sua identità. Essendo collocabile in molti contesti,
il segno viene da essi modificato di volta in volta, "il
significato è alterato dalle varie catene di significanti
nelle quali è impigliato" (3)(un
po' come abbiamo visto per Lacan).
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