segue da Strutturalismo e poststrutturalismo: il convegno
di Baltimora del 1966 ed oltre
Pertanto, non essendo mai esattamente uguale, non è
identico a se stesso e non possiede, o almeno non è
individuabile, un contesto originario che lo renda fisso.
Dalla meditazione sulle opposizioni binarie deriva anche,
al post-strutturalismo, una riconsiderazione delle stesse:
tale da fare scorgere come il secondo termine che in genere
rappresenta il contraltare del primo, cioè tutto
quello che il primo esclude e non è, sia invece la
vera ragion d'essere del medesimo, ciò in virtù
del quale è stata stabilita la sua caratterizzazione,
e sia quindi la sua funzione centrale. Colui che esclude
riesce ad avere verità assertoria solo grazie all'escluso
che lo dialettizza e l'opposizione è pertanto facilmente
sfaldabile, attraverso i presupposti che reca con sé.
Il post-strutturalismo di Derrida smaschera la reazionarietà
della struttura.
Nella demistificazione delle metafisiche Derrida dimostra
razionalmente l'arbitrarietà del "fermarsi"
nell'infinito il gioco dei rimandi possibili del linguaggio,
e, riutilizzando lo smontaggio, la frammentazione, cari
allo strutturalismo, dimostra in quanti altri modi, ugualmente
leciti, si possa sezionare un testo (così leciti,
da essere ciascuno arbitrario).
Secondo una curiosa distinzione di Hillis Miller - fondatore
di una corrente del post strutturalismo americana (4)
- gli strutturalisti sarebbero visti come portatori di uno
spirito di razionalità apollinea, dedita all'ordine
e al rigore scientifico, mentre i post-strutturalisti sarebbero
eredi di uno spirito in qualche modo dionisiaco. Ma a ben
guardare per niente irrazionalistico o selvaggio.
Culler, infatti, contrario ad una barra netta fra le due
istanze, insiste sul fatto di come già molti elementi
del post-strutturalismo fossero in nuce nello strutturalismo.
Il metodo poi, utilizzato da critici quali Derrida e De
Man, presenta un rigore e una razionalità notevolissime.
È infatti il mezzo razionale, l'unico di cui disponiamo,
che è anche l'unico capace di autosmascherarsi, mettersi
in questione.
Sembrerebbe che l'uso della razionalità operato dai
decostruzionisti fosse ancora più estremo di quello
degli strutturalisti, con i quali i primi condividerebbero
allora il metodo, ma non le certezze epistemologiche.
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