segue da Strutturalismo e poststrutturalismo: il convegno
di Baltimora del 1966 ed oltre
La sfiducia nel soggetto che non fornisce verità
positive, può tutto sommato, conciliarsi in questo
aspetto, con lo status quo.
Una sorta di decadenza della critica marxista negli anni
'70 avrebbe favorito questo processo. In Italia la decostruzione
(9) - come rileva
Sandra Cavicchioli - è penetrata attraverso canali
filosofici ma, seppur diffusa da riviste e pubblicazioni
di vario genere a partire dagli anni '80, ha dovuto lottare
con una matrice culturale di tradizione marxista da un lato
(con una grossa eredità storicista) e con una forte
linea strutturalista "radicata nell'ambito degli studi
letterali" (10).
La semiotica italiana "presenza consolidata e ramificata
[
] ha esercitato una notevole resistenza al diffondersi
della decostruzione" (11).
Una qualche penetrazione di tale pensiero, è stata
preparata in Italia, da elementi destabilizzanti quali la
rivalutazione di Nietzsche, la pubblicazione degli ultimi
scritti di Heidegger e un certo lacanismo.
Dopo gli anni '70, invece, in America, la decostruzione,
insinuatasi per vie letterarie e non filosofiche, ha subìto
un addomesticamento della sua forza d'urto. Inglobata 'a
metodo' da parte del sistema, è apparsa tutto considerato,
piuttosto innocua: e con l'assenza della sua extrametodicità
sostanziale, del suo redistribuire certezze, in base all'assenza
di certezze, è diventata un gioco accademico.
Una volta affermatasi, essa ha perso il suo sapore contestativo
(pericolo ben analizzato dai teorici della scuola di Francoforte
per qualsiasi tipo di contestazione che venga a rifluire
nell'alveo del sistema che, tollerandola e sostenendola,
di fatto la annulla.)
"L'istituzionalizzazione della decostruzione ne prepara
l'autodistruzione" (12).
È questo un tradimento della sua natura di irriducibilità
e, come nota Felperin, a questo punto due potrebbero essere
le strade per essa: o continuare il progetto originario
di opposizione, rivolgendosi alla accademizzazione e tecnicizzazione
del suo stesso discorso, oppure predisporsi a diventare
un metodo fra gli altri (13).
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