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Tracce


segue da Strutturalismo e poststrutturalismo: il convegno di Baltimora del 1966 ed oltre

Fra le accuse rivolte al decostruzionismo, c'è quella di formalismo antistorico (14), ma non manca chi ha tentato una sua integrazione col marxismo.
La consapevolezza dell'assenza di certezze che non si risolvano in una presa arbitraria può portare al disimpegno. Ma l'allenamento a smascherare la presunta innocenza delle affermazioni mantenendo la coscienza che comunque la portata assertoria della demistificazione stessa non è una emancipazione dalla metafisica, e potrebbe a sua volta essere decostruita, è a mio parere, un punto che fa del decostruzionismo un pensiero di grande acutezza. Di parere discorde Eagleton afferma: "l'esercizio di decostruzione è un gioco di potere, una immagine speculare della tipica competizione del mondo accademico. L'unica differenza è che oggi, in seguito a una deformazione religiosa di una vecchia ideologia, vincitore è chi riesce a sbarazzarsi di tutte le sue carte e a rimanere con le mani vuote"(15). Da ciò emergerebbe un decostruzionismo da un lato masochista, autodistruttivo, (Culler parla di tagliare il ramo sul quale si è seduti) dall'altro animato da una comunque presente volontà di potenza data dal dominio incondizionato su qualunque tipo di discorso. Si potrebbe inoltre ipotizzare, con Eagleton, che lo strutturalismo, in virtù della sua natura incontestabile e scientifica, abbia perso smalto per esaurimento della sua stessa funzione: una volta classificato un testo o un fenomeno e ricondotto allo scheletro, non c'è molto altro da fare (16). La rigidità della sicurezza non consente sviluppi ulteriori.
Per quanto concerne lo statuto del soggetto, poi, si dice solitamente che il decostruzionismo, approvi e prosegua lo smantellamento iniziato dallo strutturalismo. In effetti la predeterminazione metafisica, della quale, essendo fatti di linguaggio, siamo costituiti, non consente voli di reale libertà all'individuo. Ma se pure smembrato e incerto, mi sembra che questi sia l'unico che può portare in luce le gerarchie, che può sovvertirle, che può dar vita all'infinita significazione che lo attraversa.


[14] TERRY EAGLETON, Introduzione alla teoria letteraria, ed. cit. p. 251. (torna al testo)
[15] TERRY EAGLETON, Introduzione alla teoria letteraria, ed. cit. p. 166. (torna al testo)
[16] Ivi, p. 239. (torna al testo)

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