Il Trampoliere: sguardi oltreconfine
|
|
|
["Nell'ambito della terra esistono forme antiche,
forme incorruttibili ed eterne; una qualunque di esse
poteva essere il simbolo che cercavo. Una montagna poteva
essere la parola del dio, o un fiume o l'impero o la configurazione
degli astri. Ma nel corso dei secoli le montagne si livellano
e il percorso di un fiume suole mutare, gl'imperi conoscono
cambiamenti e la figura degli astri varia. La montagna
e la stella sono individui, e gli individui muoiono. Cercai
qualcosa di più tenace, di più invulnerabile.
(
) Ero in questo travaglio quando ricordai che il
giaguaro era uno degli attributi del dio. (
) Immaginai
il mio dio mentre affidava il messaggio alla pelle viva
dei giaguari, che si sarebbero amati e generati senza
fine, in caverne, in canneti, in isole, affinché
gli ultimi uomini lo ricevessero. Immaginai la rete delle
tigri, il caldo labirinto delle tigri, spargere l'orrore
per i prati e le greggi perché fosse conservato
un disegno."]
Il sacerdote azteco impiega lunghi anni per imparare
l'ordine e la configurazione delle macchie sulla pelle
del giaguaro, ma la chiave di lettura l'apprende solo
in sogno. Tuttavia nello stesso momento in cui ha i poteri
di un dio a portata di mano, comprende la sua infinita
piccolezza di uomo in confronto all'universo, perde tutto
l'interesse alla propria vita e decide di non pronunciare
quelle parole che potrebbero salvarlo.
Dal racconto emerge l'antico dilemma della trasmissione
del sapere. Nessun supporto è eterno, ma alcuni
sono più duraturi di altri. La scelta della divinità
è dunque dovuta ad una ragione di durata del veicolo
del messaggio per via genetica. Oggi ci viene da pensare
ai laboratori ipertecnologici dove viene letto e trascritto
il codice genetico dell'uomo - il discusso Progetto Genoma
- che in fondo non è anch'esso che un tipo di scrittura
con le sue particolari lettere (gli aminoacidi) e le sue
regole grammaticali (la combinazione degli aminoacidi
nella catena del DNA). Un labirinto di segni ancora indecifrabile,
in cui è facile perdersi, eppure la conoscenza
assoluta non fornisce una risposta alla ricerca di felicità
dell'uomo perché chi ha capito tutto - ci ammonisce
la storia del sacerdote azteco - ha capito soprattutto
che la sua vita non conta nulla, che non vale la pena
salvarla.
Solo chi non sa tutto, chi continua a cercare, può
salvarsi e raggiungere magari la saggezza.
MA .
|
|
|