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Il Trampoliere: sguardi oltreconfine

a cura di Massimo Acciai

["Nell'ambito della terra esistono forme antiche, forme incorruttibili ed eterne; una qualunque di esse poteva essere il simbolo che cercavo. Una montagna poteva essere la parola del dio, o un fiume o l'impero o la configurazione degli astri. Ma nel corso dei secoli le montagne si livellano e il percorso di un fiume suole mutare, gl'imperi conoscono cambiamenti e la figura degli astri varia. La montagna e la stella sono individui, e gli individui muoiono. Cercai qualcosa di più tenace, di più invulnerabile. (…) Ero in questo travaglio quando ricordai che il giaguaro era uno degli attributi del dio. (…) Immaginai il mio dio mentre affidava il messaggio alla pelle viva dei giaguari, che si sarebbero amati e generati senza fine, in caverne, in canneti, in isole, affinché gli ultimi uomini lo ricevessero. Immaginai la rete delle tigri, il caldo labirinto delle tigri, spargere l'orrore per i prati e le greggi perché fosse conservato un disegno."]

Il sacerdote azteco impiega lunghi anni per imparare l'ordine e la configurazione delle macchie sulla pelle del giaguaro, ma la chiave di lettura l'apprende solo in sogno. Tuttavia nello stesso momento in cui ha i poteri di un dio a portata di mano, comprende la sua infinita piccolezza di uomo in confronto all'universo, perde tutto l'interesse alla propria vita e decide di non pronunciare quelle parole che potrebbero salvarlo.
Dal racconto emerge l'antico dilemma della trasmissione del sapere. Nessun supporto è eterno, ma alcuni sono più duraturi di altri. La scelta della divinità è dunque dovuta ad una ragione di durata del veicolo del messaggio per via genetica. Oggi ci viene da pensare ai laboratori ipertecnologici dove viene letto e trascritto il codice genetico dell'uomo - il discusso Progetto Genoma - che in fondo non è anch'esso che un tipo di scrittura con le sue particolari lettere (gli aminoacidi) e le sue regole grammaticali (la combinazione degli aminoacidi nella catena del DNA). Un labirinto di segni ancora indecifrabile, in cui è facile perdersi, eppure la conoscenza assoluta non fornisce una risposta alla ricerca di felicità dell'uomo perché chi ha capito tutto - ci ammonisce la storia del sacerdote azteco - ha capito soprattutto che la sua vita non conta nulla, che non vale la pena salvarla.
Solo chi non sa tutto, chi continua a cercare, può salvarsi e raggiungere magari la saggezza.

MA .


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