Daniela Monreale, "Lo sguardo delle cose", Nuova
Editrice Magenta, Varese, 2001.
La raccolta si compone di poesie adunate in un arco temporale
di tre anni (1998-2001). La sezione: "Isole felici"
è il desiderio, non appagato, di accudimento reciproco,
di sguardi che squarcino dialoghi frusti e consueti.
Il primo testo delinea la ricerca di un tu noto, familiare,
ma ravvisato adesso in straziante lontananza. Le cadute
e una voragine che si sfiora da entrambe le parti con i
polpastrelli, conducono al desiderio umile e dolcissimo
di un impossibile sorriso (p. 11).
La fusione lungi dall'essere perdita di sé, è
invece il congiungimento con l'anima personale, curare l'altro
di un amore senza condizioni incolla il proprio mondo ai
mille sé che lo compongono, lo fa solido (p. 13).
I foni spargono carne come possibilità, si rendono
frammisti al corpo che li pronuncia (p. 16).
Volersi presagisce una caduta o uno scivolamento e tendersi
insieme si stria di pericolo (p.20).
La partizione: "La caduta dell'equinozio" scende
verso un'esplorazione del confine, esserci con ogni fibra
e potere al contempo sparire.
Gli elementi della terra si allineano e contraddicono la
resa finale (p. 23).
Identificazione con il corpo, in seno al dolore carnale
della malattia, morte in sordina (p. 26).
C'è un piacere infero e orgiastico nel registrare
la solitudine, emerge una forza camaleontica che rende spettatori,
folli domande, senza più niente da perdere (p. 31).
La breve parentesi di "Principio di indeterminazione"
scompone le molecole di certezze o verità persuasive.
Di nuovo, il tu vischioso e seducente che entra nel chiuso
della riflessione, degli istanti in cui la contingenza si
rende feroce e si è soli con la lotta contro il nulla,
con la pagina dinanzi (p. 36).
L'accoglienza di due sensibilità è caso e
permeazione, niente di prevedibile (p. 39).
L'emigrazione di "Viaggio a ritroso" scandisce
palpebre che non riescono ad articolare movimenti netti,
per le quali l'unica ragione è il fondo della natura
umana che richiama una pienezza, parziale, sfuggente, non
importa, rispetto al vuoto.
La terra è commista alle sinapsi cerebrali, un viaggio
bruno si colora di indefinito (p. 43).
Maschere, palcoscenico, destini alieni a se stessi, e un
senso ultimativo palpato di dolcezza (p.47).
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