Notti Rouge
dedicato ai più dissimili
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Orfeo: Euridice, Euridice, stasera
come non mai sento tutta la pesantezza del mio stare sulla
Terra? Questo tramonto gelido, con il cielo ancora chiaro,
mi entra nelle ossa. Porto in giro le mie membra senza scopo.
Euridice: Ti capisco Orfeo, e soffro
per te. Ora quando ti vedo guardare una mia fotografia e
sospirare, provo pena per te. Eppure ci fu un tempo, quando
tu mi guardasti condannandomi al non-essere, come squittio
di topo, che ero molto adirata con te. Avrei voluto gridarti
con la mia non-voce:"quanto ti sbagli!" Il gelo
dei morti, l'angoscia di Caronte e tutto il resto, esisteva
solo per te, vivo. E' solo per il tuo egoismo, che mi hai
negato l'unica esistenza possibile per me.Il tuo sguardo,
il tuo sgomento, esisteva solo per te, vivente.
Orfeo: E allora, che cosa potevo
fare?
Euridice: Sai che le mie parole
sono non- parole. Sai anche che non solo il mondo dei viventi
- o come un giorno li chiamasti tu "dei non ancora
morti"- basa il suo senso sul vacuo, ma anche quello
dei morti. L'Ade, il suo fiume e tutto il resto:basano il
loro senso su qualcosa di effimero.
Orfeo: Non esiste allora la morte?
Euridice: La tua ingenuità non
fa che aumentare la tenerezza che provo per te, Orfeo. Certo
che no. Eppure sì, in un certo senso.
Orfeo: Un televisore acceso in
una stanza vuota...
Euridice: Eppure tu non smetti
di guardare i miei filmati. Anzi, ora sembri più sereno.
Orfeo: Forse perchè allora mentii
- involontariamente, certo - anche alle Baccanti. E proprio
grazie a loro che mi sbranarono, che capii quello che ora
mi dici. Il nulla non esiste.
Euridice: Sicuro, Orfeo. Ma ora
rientriamo, l'oscurità è quasi completa.
RG.
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