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Notti Rouge

dedicato ai più dissimili interventi
a cura di Raffaella Greta

Orfeo: Euridice, Euridice, stasera come non mai sento tutta la pesantezza del mio stare sulla Terra? Questo tramonto gelido, con il cielo ancora chiaro, mi entra nelle ossa. Porto in giro le mie membra senza scopo.

Euridice: Ti capisco Orfeo, e soffro per te. Ora quando ti vedo guardare una mia fotografia e sospirare, provo pena per te. Eppure ci fu un tempo, quando tu mi guardasti condannandomi al non-essere, come squittio di topo, che ero molto adirata con te. Avrei voluto gridarti con la mia non-voce:"quanto ti sbagli!" Il gelo dei morti, l'angoscia di Caronte e tutto il resto, esisteva solo per te, vivo. E' solo per il tuo egoismo, che mi hai negato l'unica esistenza possibile per me.Il tuo sguardo, il tuo sgomento, esisteva solo per te, vivente.

Orfeo: E allora, che cosa potevo fare?

Euridice: Sai che le mie parole sono non- parole. Sai anche che non solo il mondo dei viventi - o come un giorno li chiamasti tu "dei non ancora morti"- basa il suo senso sul vacuo, ma anche quello dei morti. L'Ade, il suo fiume e tutto il resto:basano il loro senso su qualcosa di effimero.

Orfeo: Non esiste allora la morte?

Euridice: La tua ingenuità non fa che aumentare la tenerezza che provo per te, Orfeo. Certo che no. Eppure sì, in un certo senso.

Orfeo: Un televisore acceso in una stanza vuota...

Euridice: Eppure tu non smetti di guardare i miei filmati. Anzi, ora sembri più sereno.

Orfeo: Forse perchè allora mentii - involontariamente, certo - anche alle Baccanti. E proprio grazie a loro che mi sbranarono, che capii quello che ora mi dici. Il nulla non esiste.

Euridice: Sicuro, Orfeo. Ma ora rientriamo, l'oscurità è quasi completa.

RG.

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