scarica il testo
  Clicca qui per stampare o seleziona File-Stampa dal browser

segue da Psicoarte

 
I luoghi della creazione: arte musica e spettacolo
a cura di Valentina Barlacchi



Entrambi i ragazzi, seppur con indoli molto diverse sono appesi a questo amo che li pesca nell'istintivo lago della fiducia e dell'amore per il padre.

I tre insieme, come parti di una triade, incarnano direzioni diverse dell'anima che sogna sulla vita. Il figlio maggiore accetta fin dall'inizio le asprezze del padre in un fascino di identificazione, il più piccolo più ribelle e più spaventato spezza con voce viscerale di rabbia e dolore l'accondiscendenza sottomessa a quel ritorno di cui non capisce il significato se non per un gusto sadico di rapirli alla casa della madre e di farli soffrire.

Ma il patto di fiducia tra loro esiste e il ragazzo piccolo aspetta immobile sotto la pioggia il padre in quel tempo dilatato in cui si viene abbandonati.

Hillman sostiene che un'altra delle funzioni dell'Ombra del padre sia di far iniziare il figlio alla durezza della sua stessa Ombra, così come la si incontra quando si è lasciati a se stessi.

Il film, lontano dall'essere una storia di vittime della violenza dei genitori, appare come storia di umanità di tutti  gli esseri che diventano uomini solo quando perdono l'innocenza. Sembra che il rimando sia ancora mitologico, Prometeo che sfida Zeus rubando il fuoco per gli uomini, concorre così alla creazione del genere umano. I due ragazzi nel viaggio perdono l'innocenza, non gli è concesso per destino delle cose essere solo vittime, diventano carnefici contribuiscono al delitto del padre, perché altro non può essere, questa è la condizione dell'essere umano. La spinta all'ultima ribellione del figlio minore è accesa dalla rabbia di vedere picchiato il fratello ed è mossa da un tentativo di proteggerlo anche se questo costa la vita del padre. L'uomo cade dalla torre nello slancio di fermare il figlio, come un pezzo di ghiacciaio che si stacca per il calore. La morte del padre arriva con il sapore di un sacrificio, come un Cristo trasportato su un letto di fronde; è la riconciliazione e l'integrazione delle parti, che trovano una nuova unità pur nella presenza di quel vuoto; può essere colmato dai figli solo con lo scavarsi la vita, sapendo adesso che la paternità comporta fallimento e un sacrificio, come un suicidio narcisistico, per essere funzione di iniziazione.

Il ritorno

Il corpo del padre inerme e pesante, viene trascinato dai figli a stento, attraverso la foresta, fino a rimanerne stremati, privi di consistenza; l'immagine porta con sé tutta l'evocazione di ciò che è accaduto, che sta lì adesso sotto i loro occhi, immobile, corporeo evento che ha peso, irreversibile traccia, limite tenace con cui lottare anche se, per amore, è oltre la soglia della vita e la volontà dell'intenzione.

I corpi dei guerrieri caduti nella battaglia vengono raccolti nella polvere dei campi, sotto le mura di Troia, dove la guerra ha cessato di stridere e tutto si è placato in un silenzio di focolari e veglie, di esequie e di un ultimo omaggio da rendere agli eroi, prima che spariscano nell'invisibilità.

 Il viaggio si compie: seduti ai piedi di quel corpo possente, i figli traghettano la vigorosa presenza che giace distesa sul fondo della barca, ancora animata dall'ondeggiare dell'acqua. Ora che i ragazzi hanno toccato la terra, hanno fatto ritorno e possono procedere "incarnati nel tempo" della vita reale, è la placidità del lago a dischiudersi gentile sulla culla di quel corpo, che svanisce nel nulla come un sogno buio affiorato nella notte e di cui il giorno con le sue foto non conserva traccia, se non guardandole in controluce, o guardando le increspature del lago fintanto che non si fa specchio calmo e trasparente.

VB.

Pagina 2 di 2