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Entrambi i ragazzi, seppur con indoli molto diverse sono
appesi a questo amo che li pesca nell'istintivo lago della
fiducia e dell'amore per il padre.
I
tre insieme, come parti di una triade, incarnano direzioni
diverse dell'anima che sogna sulla vita. Il figlio maggiore
accetta fin dall'inizio le asprezze del padre in un fascino
di identificazione, il più piccolo più ribelle e più spaventato
spezza con voce viscerale di rabbia e dolore l'accondiscendenza
sottomessa a quel ritorno di cui non capisce il significato
se non per un gusto sadico di rapirli alla casa della madre
e di farli soffrire.
Ma
il patto di fiducia tra loro esiste e il ragazzo piccolo
aspetta immobile sotto la pioggia il padre in quel tempo
dilatato in cui si viene abbandonati.
Hillman
sostiene che un'altra delle funzioni dell'Ombra del padre
sia di far iniziare il figlio alla durezza della sua stessa
Ombra, così come la si incontra quando si è lasciati a se
stessi.
Il
film, lontano dall'essere una storia di vittime della violenza
dei genitori, appare come storia di umanità di tutti gli
esseri che diventano uomini solo quando perdono l'innocenza.
Sembra che il rimando sia ancora mitologico, Prometeo che
sfida Zeus rubando il fuoco per gli uomini, concorre così
alla creazione del genere umano. I due ragazzi nel viaggio
perdono l'innocenza, non gli è concesso per destino delle
cose essere solo vittime, diventano carnefici contribuiscono
al delitto del padre, perché altro non può essere, questa
è la condizione dell'essere umano. La spinta all'ultima
ribellione del figlio minore è accesa dalla rabbia di vedere
picchiato il fratello ed è mossa da un tentativo di proteggerlo
anche se questo costa la vita del padre. L'uomo cade dalla
torre nello slancio di fermare il figlio, come un pezzo
di ghiacciaio che si stacca per il calore. La morte del
padre arriva con il sapore di un sacrificio, come un Cristo
trasportato su un letto di fronde; è la riconciliazione
e l'integrazione delle parti, che trovano una nuova unità
pur nella presenza di quel vuoto; può essere colmato dai
figli solo con lo scavarsi la vita, sapendo adesso che la
paternità comporta fallimento e un sacrificio, come un suicidio
narcisistico, per essere funzione di iniziazione.
Il
ritorno
Il
corpo del padre inerme e pesante, viene trascinato dai figli
a stento, attraverso la foresta, fino a rimanerne stremati,
privi di consistenza; l'immagine porta con sé tutta l'evocazione
di ciò che è accaduto, che sta lì adesso sotto i loro occhi,
immobile, corporeo evento che ha peso, irreversibile traccia,
limite tenace con cui lottare anche se, per amore, è oltre
la soglia della vita e la volontà dell'intenzione.
I
corpi dei guerrieri caduti nella battaglia vengono raccolti
nella polvere dei campi, sotto le mura di Troia, dove la
guerra ha cessato di stridere e tutto si è placato in un
silenzio di focolari e veglie, di esequie e di un ultimo
omaggio da rendere agli eroi, prima che spariscano nell'invisibilità.
Il
viaggio si compie: seduti ai piedi di quel corpo possente,
i figli traghettano la vigorosa presenza che giace distesa
sul fondo della barca, ancora animata dall'ondeggiare dell'acqua.
Ora che i ragazzi hanno toccato la terra, hanno fatto ritorno
e possono procedere "incarnati nel tempo" della
vita reale, è la placidità del lago a dischiudersi gentile
sulla culla di quel corpo, che svanisce nel nulla come un
sogno buio affiorato nella notte e di cui il giorno con
le sue foto non conserva traccia, se non guardandole in
controluce, o guardando le increspature del lago fintanto
che non si fa specchio calmo e trasparente.
VB.
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