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Sguardi di frontiera

Falsa identità; alcuni dei personaggi di Pinter spesso adottano nomi falsi o, comunque hanno più di un nome.

 

Cecità; un altro tema simbolico, che può rappresentare:

- fine di un rapporto

- inadeguatezza

- paura della vita

- paura della sessualità

- atrofia sessuale

- fallimento di qualsiasi genere

-         morte.

 

Sfiducia nei legami familiari; è spesso all'interno della famiglia stessa che l'ostilità e la violenza hanno luogo. Ma anche sfiducia nei rapporti umani: non c'è spazio per la vera amicizia o per l'amore, perché essi sono turbati dai sospetti, dalla paura e dalla violenza.

 

Incapacità di ricordare il passato; un tema che appare più frequentemente nelle commedie successive.

 

Incapacità di comunicare; i personaggi di Pinter "nella conversazione ordinaria si contorcono e si voltano, profondamente sfiduciati verso qualsiasi comunicazione diretta e, anche quando provano a realizzarla, sono generalmente incapaci, per costituzione, di raggiungerla", in quanto non condividono "lo stesso livello di intelligenza" o sono "talmente stupidi che la comunicazione è virtualmente impossibile in qualsiasi modo".

 

Solitudine; causata principalmente dall'incapacità  di comunicazione del personaggio.

 

Delusione ed elusività; un tema che Pinter condivide con altri scrittori di commedie dell'Assurdo, in quanto i suoi personaggi sono anch'essi inaffidabili in ciò che dicono o ricordano, né tantomeno in grado di fornire soluzioni o risposte attendibili alle domande che vengono loro poste.

 

Realtà ed irrealtà; sebbene questo tema sia più frequente nelle prime commedie di Pinter, esso è presente anche in quelle successive. Pinter stesso una volta scrisse in una nota ad un programma alla produzione della Royal Court della Stanza e nel Dumb Water:

 

"Il desiderio di verifica è comprensibile, ma non può sempre venire soddisfatto. Non esiste distinzione tra ciò che è reale e ciò che è irreale, né tra ciò che è vero e ciò che è falso. La cosa non è necessariamente vera o falsa; può essere sia vera che falsa…un personaggio sul palco che non riesce a presentare nessun argomento convincente di informazione riguardo alle sue esperienze passate, al suo comportamento presente o alle sue aspirazioni, né a fornire un'analisi esauriente delle sue motivazioni, è degno di rispetto come lo è una persona che, e la cosa è preoccupante, riesce a fare tutte queste cose. Tanto più acuta è l'esperienza, tanto meno articolata è la sua espressione."

 

   In conclusione, possiamo dire che al centro delle commedie di Pinter vi sia l'esistenziale insignificanza della vita e la mancanza di qualsiasi spiegazione razionale adeguata sia per la vita nel suo complesso che per gli eventi di cui essa si compone. Una delle sue doti più notevoli è la sua capacità di riprodurre fedelmente la superficie della vita, i suoi eventi insignificanti e ripetitivi, i suoi rapporti statici e le sue piccole frustrazioni, esprimendo al tempo stesso un potente senso di angoscia e minaccia che si affaccia al di sotto della superficie.

   I critici hanno commentato che, a questo proposito, il suo lavoro è molto inglese nell'uso che fa dell'understatement [2], di cliché convenzionali nel discorso di tutti i giorni, per indicare, per vie traverse, le tensioni e le ossessioni che, seppure invisibili, determinano il comportamento umano.

 

 

Lingua e stile

 

   Sebbene appartenga al teatro dell'Assurdo, la lingua di Pinter si differenzia da quella degli altri autori di questo genere teatrale; nonostante l'evidente influenza di Beckett, riconosciuta da Pinter stesso, in meccanismi quali ripetizioni, banalità e inconsistenze, l'originalità di Pinter consiste nel diverso uso che quest'autore fa delle parole. A differenza degli altri commediografi dell’Assurdo infatti, non distrugge mai la normale struttura sintattica delle frasi, ma riesce ugualmente a raggiungere l'ambiguità attraverso l'evasività delle risposte dei personaggi, l'imprecisione delle loro memorie e la contraddizione delle loro affermazioni. Inoltre, specialmente nelle sue prime commedie, fa uso frequente di "stimoli esterni per catturare l'attenzione", come richiami inattesi dall'alto o improvvisi battiti alla porta che si aggiungono alla tipica atmosfera minacciosa.

   I suoi dialoghi (spesso "duologhi", conversazioni tra due persone) prendono in prestito dalla vita di ogni giorno una lingua realistica, il più vicina possibile alla vera lingua parlata, fatta di annotazioni triviali, errori sintattici e ripetizioni (in quanto "la conversazione di tutti i giorni è ripetitiva e inconsistente o entrambe"), ma anche accenni allusivi, battute e dettagli apparentemente insignificanti, che rivelano pensieri nascosti o inconsci.

   Ancora più importanti e rivelatrici sono le pause e i lunghi silenzi che si trovano all'interno delle sue commedie. Pinter stesso ha chiarito la loro presenza in un discorso nel 1962:

 

"Ci sono due tipi di silenzio. Uno che si ha quando non viene pronunciata una parola. L'altro che si ha quando viene impiegato un torrente di lingua …Il discorso che sentiamo è un'indicazione di quello che non udiamo. E' un evitare necessario, una cortina fumogena violenta, angosciante o beffarda che tiene l'altro al suo posto. Quando cade il vero silenzio veniamo ancora lasciati con un'eco, ma siamo vicini alla nudità. Un modo per guardare al silenzio è dire che è uno stratagemma costante per coprire la nudità."

 

   Pinter mostra anche una marcata sensibilità verso le sfumature di dialogo (che, probabilmente a causa della sua esperienza di attore e di poeta, spiegano la particolare qualità poetica dei suoi discorsi e la musicalità e il ritmo delle sue parole) e i minuscoli gesti che sono profondamente rivelatori di motivazioni nascoste o contraddittorie. In realtà,  il gesto, per Pinter è "un'espressione precisa e potente, non un modo di passare l'intera commedia all'attore (ma) una lingua che egli cerca di rendere precisa".

BF.


[2] Pratica di dare scarso rilievo a ciò che si dice, attenuazione di una dichiarazione.

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