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Sguardi di frontiera



HAROLD PINTER

    Harold Pinter nasce a Londra nel 1930. Suo padre era un sarto ebreo e la sua famiglia, che non era certo benestante, viveva nell'East End, distretto della classe operaia di Londra, in cui le difficoltà e la povertà erano all'ordine del giorno. Pinter trascorre gli anni della sua infanzia tra la miseria causata dalla grande depressione economica degli anni '30, seguita dalla violenza e dai pericoli collegati alla Seconda Guerra Mondiale.


"The condition of being bombed has never left me," [1]

 

Pinter later said.

   Vince una borsa di studio per frequentare il RADA (Royal Academy of Dramatic Art), ma abbandona gli studi dopo poco tempo. All'età di 18 anni si rifiuta di svolgere il servizio militare e per questo subisce due processi. Da quel momento inizia a dedicarsi alla scrittura, producendo poesie e commedie e recitando con la Central School of Speech Training and Dramatic Art a Londra (nel 1954 assume lo pseudonimo di David Baron). La sua prima commedia,The Room (1957), non riceve molta attenzione; dovrà aspettare fino al 1960, quando la produzione di The Caretaker gli regala notorietà. Da allora ha prodotto tutta una serie di commedie significative, alcune delle quali sono state rappresentate anche in forma cinematografica.

 

Le Opere

 

   Pur utilizzando personaggi e ambienti apparentemente ordinari, l’atmosfera che si respira nelle sue commedie è carica di paura, orrore e mistero. La tensione caratteristica che l’autore riesce a creare deriva sia dai lunghi silenzi tra un discorso e l’altro, sia dai discorsi spesso ambigui, bruschi eppure così vividamente vernacolari dei suoi personaggi. Le sue commedie spesso trattano di guerre di potere, in cui le motivazioni restano oscure e le ragioni della sconfitta e della vittoria non vengono definite.

  

   Sebbene Pinter si sia cimentato anche nella poesia, è principalmente alle sue commedie che deve la sua fama. Ha scritto non solo per il teatro, ma anche per la radio e la televisione. Tra le sue opere migliori annoveriamo:

 

- The Room (in scena nel 1957- Un Atto), che parla di una donna di mezza età che vive in una stanza e che teme di essere portata via dalla sua casa da qualche misterioso intruso.

- The Birthday Party (in scena nel 1958; versione cinematografica 1968- Tre Atti) che parla di un pianista disoccupato che, durante i festeggiamenti per il suo compleanno viene interrogato in maniera spietata da due uomini misteriosi e alla fine viene da loro rapito. La commedia ripropone alcuni temi di The Trial, di Kafka.

- The Dumb Waiter (in scena nel 1959- Un Atto); due assassini, Gus e Ben, vengono mandati da una misteriosa organizzazione in un seminterrato per uccidere qualcuno che non conoscono e che, alla fine, si rivela essere uno dei due.

- A Slight Ache (versione radiofonica del 1959; in scena nel 1961- Un Atto), che parla di un rispettabile uomo di mezza età che soffre di un "leggero dolore" dietro agli occhi.

- A Night Out (versione radiofonica e televisiva del 1960- Tre Atti) che parla di due fratelli e di un anziano signore, ospite temporaneo nella loro stanza e che alla fine viene cacciato fuori.

- Night School (versione televisiva del 1960), in cui un giovane riesce a re-impossessarsi della sua stanza, ma perde la ragazza che avrebbe potuto dare un senso alla sua vita.

- The Dwarfs (versione radiofonica del 1960; versione teatrale del  1963), che in origine era un romanzo; i nanetti che per un certo periodo ossessionano uno di tre amici sotto forma di allucinazioni, possono simboleggiare il periodo dell'adolescenza (disordinata, ma piena di sogni), rispetto all'età adulta (ordinata ma prosaica).

- The Homecoming (versione teatrale del 1965- Due Atti); una coppia (Teddy e Ruth), tornata dall'America dopo una lunga assenza, deve far fronte all'ostilità della famiglia, ma riesce a trovare una via d'uscita quando Ruth accetta l'invito di suo cognato a restare (mentre Teddy torna dai suoi tre bambini).

 

Temi

 

   Le commedie di Pinter appartengono essenzialmente al teatro dell'Assurdo e i suoi predecessori più importanti sono Kafka e Beckett. Come loro, anche Pinter ripropone alcuni temi ricorrenti nelle sue opere, alcuni più frequenti nelle sue prime commedie, altri in quelle successive, come ad esempio:

la minaccia; c'è sempre qualcosa di minaccioso nelle commedie di Pinter, specialmente nei suoi primi lavori; per questo motivo sono state chiamate anche "commedie della minaccia". La natura di questa minaccia è piuttosto vaga e può, di tanto in tanto, essere identificata con:

-              memorie passate ossessionanti;

-              notizie angoscianti provenienti dall'esterno

-              richiami misteriosi o uno strano bussare alla porta

-              minaccia di persecuzioni e intolleranza razziali

-              dubbi

-              minaccia di un disastro cosmico imminente

-              minaccia più immediata di violenza fisica.

 

La minaccia, nelle commedie di Pinter, in realtà opera su tre livelli diversi, di violenza fisica, del problema tortuoso stabilito dal mondo esterno e della temuta perdita di sicurezza emotiva, tutti più o meno connessi con l'alienazione che sembra contraddistinguere il mondo moderno.

 

La stanza; il tema della stanza è comune ad almeno otto delle commedie di Pinter. Oltre a fornire la classica unità aristotelica di luogo e nonostante Pinter stesso non ritenesse di essere un commediografo simbolista, il tema della stanza può in realtà funzionare come simbolo. Dotata sempre di un'apertura verso l'esterno, attraverso cui un qualcosa di "minaccioso" può intromettersi, la stanza può a sua volta simboleggiare:

-              un rifugio

-              un porto sicuro

-              una sorta di grembo materno che protegge dal mondo esterno

-              uno status symbol

-              una specie di "proprietà" da augurare a da ricercare

-              un tipo di prigione

 

L'intruso; l'intrusione può in realtà essere sia fisica (rappresentata dalle figure di stranieri, parenti, amici o potenziali nemici) che metaforica (rappresentata sotto forma di allucinazioni, memorie, atteggiamenti possessivi, etc.). In entrambi i casi essa disturba la reale o pretesa tranquillità e provoca tensione, paura, caos e a volte violenza.


[1] “La sensazione di trovarmi sotto un bombardamento non mi ha mai abbandonato”.
 
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