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Soglie: storie liminari di estremo disagio


Meduse

 

 LUI: Gremirò gli spalti della tua sorte, sarò la rena che ti scende dentro senza pietà.

Ti porterò fra le stoffe dell’alcova karmica, il tuo doppio, la tua fede, il destino che sarò in te, sarò io per te.

Violerò la tua lana ruvida in granella e aprirò col mio bisturi arterie e sesso di te, donna.

Nutrirò le tue paure, ma tu saprai solo di un dondolare scomposto e speziato nella psiche.

Resisterai, resisterai per lunghi labirinti rosso crema, labirinti,  diffidenza, passato, io sarò proiezione e gusto di una fede cangiante.

Sarò padre delle ferite che emettono ancora sale, fiotti di te che afferrerò danse.

E saremo splendidi ballerini in un parquet stenico e lucente.

 

 LEI:Mi hai ripudiata nell’alcova. hai violato il patto.

Non c’è nessuno con me, Tu eri altrove.

Hai danzato un tango qualunque con la mia anima per succhiare linfa, desiderio, per vedere in fondo ai miei occhi che avrei strappato i tuoi pur di averti.

Il mio doppio è il nulla, l’immagine nello specchio che non c’è.

Meduse sui pori in creta di quelle notti insieme.

 

LUI: Volevo solo sfiorarti. Non so chi sei.

Sono distante, non è viva adesso quell’alcova per te.

Non so chi sei. Ma non mi importa, non mi importa comprendi?

Volevo quegli attimi di te diversa, per non pensare, per crederti, per credermi.

Sono carnefice, cieco, sono il tuo nessuno.

 

LEI: C’è il tuo profumo organico nei palpi che non mi lasciano andare.

Ci sono i flash, a scarto continuo nel maledetto cervello.

Sei memoria di sangue.

Sei il nulla che temo dentro, l’acqua che scinde gli elettrodi, il voltaggio senza requie.

Volevi questo sarcofago.

Io ti ho visto in volto. Ho toccato quel volto.

 

ALTRA VOCE:  La terra è abbandono, è vento di esseri che continuano a cercarsi.

E’ metafisica senza incontro, violenza.

La terra è lei che lo aspetta senza potersi esimere da se stessa ed è anche lui che l’ha lasciata discosto e può vivere, vivere ancora.

 

SDS.

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