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Versatile

miscellanee neurotiche

a cura di Marco Simonelli



Deliver Me From Mine Enemies

 

 1) This is the law of the Plague

Mentre possenti colpi di tamburo scandiscono un’atmosfera di patibolo e un coro gregoriano elettronico mormora funereo insieme a strane strida di gorgoyles, Diamanda si lancia in un tremendo sermone da santa inquisizione che depreca la sporcizia del corpo. In un crescendo demoniaco scandito dalle percussioni sempre più roboanti e martellanti, il tema della sporcizia fisica viene così collegato indissolubilmente alla sporcizia morale.

2) Deliver Me From Mine Enemies

La voce è allungata, riverberata, un monologo di un defunto il cui fiato aleggia in un inferno dantesco, dove l’anima è incatenata. Il movimento si conclude con un susseguirsi di sibili doloranti modulati come acuti di soprano.

3) We shall not accept your Quarentine

Un riverbero elettronico illumina l’ambiente mentre l’artista si lancia in un susseguirsi di lamenti strazianti, boccacce, interpretazioni sconnesse e averbali della sofferenza. Ancora le percussioni (il ritmo incalza) scandiscono una sequela di orrori fonici: il canto (se ancora di canto è possibile parlare) si perde (si dis-perde) annullandosi in un guaito ripetuto e confuso.

4) Deliver Me.

L’artista torna a modulare la voce del fantasma, dell’apparizione ultraterrena comparsa come in una seduta spiritica sulla scena acustica. Qui, sopra il “rumore del silenzio”, si avverte un inizio di canto: da una pseudo-litania di sapore greco, si passa all’acuto di soprano che sembra cogliere qua e là ancora lacerti di esistenza, ricordi, forse immagini confuse. Il clima, sempre più claustrofobico, viene investito da un dolore acuto e personale, su un sottofondo monocromo d’organo.

5) Yiati O Ozoe

La voce si fa bassa, bassissima, un gelo elettronico inonda i solchi e ciò che Galas modula in questa variazione è un rantolo malato che si unisce ad un vento glaciale prodotto artificialmente: abrasivo, caustico, semplicemente spaventoso, è un movimento che sorprende per l’assoluto minimalismo (nessuna parola, nessun lemma, nessun fonema) solo il continuo, ossessivo rantolo che non accenna a diminuire e che infesta la mente lasciandola in una tundra artica e desolata da dove è impossibile tornare. Si arresta di colpo.

 

6) Psalm 22

Mentre l’organo ripete compulsivamente due o tre note, la staticità del suono viene rotta da un parlato demoniaco (ma in realtà il testo è un passo biblico): la voce è quella di un altro trapassato, stavolta confinato in un girone più acido, caustico, dove improvvisi e cigolanti stridori vocali irrompono disturbanti: Diamanda vomita paura liquida attraverso la voce finchè essa si incarna in un declamato para-infantile, sempre più fragile, inarrestabilmente violato. La suite si chiude in una nera dissolvenza lasciando immediatamente posto alla seconda traccia

 

Free Among the Dead

 

1) Psalm 88

Di nuovo un passo biblico, borbottato allungando le sillabe su un arrugginito tappeto sonoro monocromo. Non c’è affabulazione, anzi: la monotonia del parlato, del falsetto tanto grottesco quanto cupo del personaggio monologante sprofonda in una solitudine schiacciante l’ascoltatore.

2) Lamentations

Recuperando il tono e il timbro della variazione d’apertura, Galas proclama, stridula e tremenda, le sue accuse: la accompagnano i toni bassi e sempre più cupi dell’organo elettronico: scaglie foniche raggelanti attraversano l’atmosfera mentre, a tratti, un barlume di canto rugginoso e caustico rafforza l’etica e la violenta accusa dell’invettiva. La variazione termina con una paranoica ripetizione di colpe e maledizioni in un crescendo wagneriano.

3) Sono L'Antichristo

Vera perla e apice dell’opera è questo declamato ripreso da un antico esorcismo in italiano medioevale. Vi si legge un’accusa ad un Dio che non risponde, che non ha cura dei suoi figli, un Dio che uccide, che spezza la carne, che determina la fine di ogni speranza. Indemoniata, completamente assorta dal personaggio della strega che lancia maledizioni dal suo personale rogo, Galas si proclama ANTICRISTO: urla orribili possono essere udite per tutto il brano, in crescendo, quasi in una schizofrenia che pone da una parte l’esorcizzata che si autodefinisce “le feci del Signore” e dall’altra si tormenta con urla terrorizzate come di un demone asperso d’acqua santa.


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