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segue da Narrativa


Intervista


NOTA CRITICA

Un patto silente. Due uomini che si amano senza dirselo mai. E allora ancora a mescere il dolce si invidiano i gesti cari di lui sulle cose o quelli che, per destino, o quant’altro non so, non si sono ricevuti. I capelli nero corvino dell’auctor accarezzati dal nulla ma voluti fra le sue mani, per un consenso, un solo, fascio di consenso.
Le cure per la simil focaccia in pezzi che il padre corona in naturalezza, sottraggono l’affetto bramato all’estremo, da un figlio.
I cenci sono allora dolce tipico che in arcano l’auctor percepisce come un’iniziazione, segreta, volutamente tale, per tentare di capire, parlare, restare in un canto e soffrire senza che nessuno veda mai.
il corpo si smembra negli elementi miscelati da lui, il padre,essa è e antropomorficamente, ci si polverizza, raggruma, percependo gli odori della cucina in preparazione, uova, limone, odiata, perché forse più intensamente lavorata da lui, polvere di farina. Originalissimo questo canto nel quotidiano, originalissimo il dolore così cerato nel vuoto.
L’emotività dell’autore coinvolta in ben altro dialogo senza risposta dice di non avere mai imparato a preparare i cenci e chi avrebbe potuto, mi domando?
Un padre ed i suoi preziosi, unici gesti non si cancella mai dal ventre squarciato.
Continua il ricordo di un amore violento dell’attesa che il dolce lieviti, in cui il primo si concretizzava a suo modo.
Due, tre universi in quella cucina magica che trasformava elementi qualunque in uno zuccherino esemplare.
E una volta finita l’opera anche la stanza pareva rilucere intensamente coi vassoi pieni.
E l’essenza del padre si chiude in una frase semplice semplice “L’uomo dei cenci” ma è solo un modo per amare da dentro chi non si può nominare perché altamente denso nell’anima.
L’auctor ed il padre si riconciliavano da opposte visuali di vita, gustando i cenci come un rito catartico.
Questo racconto di elevata sensibilità ed estrema padronanza lessicale ed emotiva, scuote abilmente il vortice di emozioni non esternate che io per prima non sono riuscita a donare, come era mio preciso dovere, a mio padre.
E vivo ancora, di questa lacerazione.

SDS.

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