Tommaso Chimenti
12 settembre 2003, ore 15, incontro Tommaso a Sesto Fiorentino,
il suo paese di residenza, fa ancora un po’ caldo,
aria semi ventilata. Quello che mi colpisce di lui è
la correttezza e la sensibilità verso me, estranea,
ed il rispetto. Ci sediamo in un tranquillo bar con poca
musica in sottofondo. Come al solito, sono molto più
tesa io, forse, dell’intervistato. E’ la prima
indagine ad un autore di pregio che però non conosco
affatto, scaglie sul mio derma. La mia mise un po’
elegante per darmi coraggio, per sembrargli professionale,
i capelli, i miei, che si scompaginano dentro di me. Lui
è abituato, facendo di mestiere il giornalista ed
è calmo a vedersi, quasi rilassato, forse, incuriosito.
Sono onorata di potere parlare con un autore che stimo da
molti mesi ma che, per vicissitudini varie, era sfuggito
alle mie cornee. Nel bar il clima è quello delle
nostre anime che cercheranno di capirsi, incontrasi; voltaggio
piacevole, di proposito d’accoglienza profonda, anche
se per poche ore.
Intervista a Tommaso Chimenti
(I:
intervistatrice, T:Tommaso Chimenti).
I: Che sensazione ti suscita essere intervistato?
T: E’ La prima volta, di solito i ruoli sono invertiti:
sono io che intervisto le persone, e devo dire si sta molto
meglio dalla parte dell’intervistatore, io mi sono sempre
definito un eccentrico ma anche un timido, a seconda delle
situazioni... o da che parte mi trovo della barricata, è
più facile chiedere che dare delle risposte certe;
a me non piacciono i punti interrogativi perché mettono
solitamente con le spalle al muro. Invece a me piace che il
dialogo sia un interscambio e un percorso non preordinato.
Io sono un timido/esibizionista/introverso.... Sono incontrollabile
talvolta anche per me. Ma sono abituato....
Qualche domanda preparatoria per conoscerti un poco dato
che non abbiamo ancora il piacere...
I: Che posto occupa la scrittura nella tua esistenza attuale?
E nel tuo mondo interiore che rilevanza ha?
T: Io nasco sul versante della poesia più che della
narrativa, anche se ho scritto un romanzo breve e racconti
quali “La seconda volta”. Il mio modo di scrivere
è prendere e partire osservando ove mi porta la scrittura,
ciò che scrivo è un po’ il riassunto,
come nella vita, di ciò che si concatena; ciò
che sussegue è legato a doppio filo a ciò che
c’era prima: è una storia nella storia. I fogli
bianchi mi restituiscono un senso di bianco manicomio e quindi
sono quasi obbligato a riempirli. Facendo il giornalista sono
sempre al pc e a volte stacco il lavoro per aprire miei files,
dunque la scrittura artistica per me ha un primissimo ruolo.
Ho bisogno di scrivere, per me stesso, ho una scissione tra
l’io che ha scritto e l’io presente che rilegge
le sue opere, e tantissime volte, non mi riconosco del tutto,
(soprattutto nel passato questo avveniva).
Per questo tanti testi li ho buttati via, adesso ho imparato
a non gettare via niente, ma in giovinezza acerba non mi accettavo
a distanza. Speravo e credo ardentemente che questa vita fosse
e sia un processo a spirale che mi portasse e porti a crescere
sempre più, a migliorarmi. Il racconto “la seconda
volta” (nella sezione archivio performances, ndr.) è
l’emblema di come io scrivo: perché è
un po’ ripetitiva, contiene molti aggettivi, molti avverbi,
e contiene sfumature arcobaleno, sinonimi i quali mi permettono
di dare il mio personalissimo punto di vista solo mio. Mi
scopro scrivendo insomma....
I: Come arriva Tommaso al giornalismo, è una vocazione
ab origine o trovata in fieri o cos’altro? In Pratica
cosa rappresenta per te la tua professione e come si colloca
nel tuo mondo interiore?
T: Lo scrivere, il raccontare mi ha sempre affascinato, voglio
trovare informazioni nuove, non fermarmi, avere come uno zaino
colmo di notizie, desidero che per me ci sia sempre qualche
porta aperta, e non voglio mai guardare in dietro. Arrivo
al giornalismo più o meno casualmente, tutti mi sconsigliavano
nel mio sogno di ragazzo. Poi ho imparato che tutte le cose
sono difficili e rocciose se uno non le vuole con tutto se
stesso. Non ha senso lasciare scorrere il tempo gonfio di
rimpianti è opportuno per me buttarsi in ciò
in cui si crede qualunque sia poi il risultato. Casualmente
ho cercato il settimanale “Metropoli”ed ho iniziato
a scrivere in esso, dopo un breve colloquio; mi sento tagliato
per questo lavoro. E’ cronaca cittadina e ho imparato
a conoscere il territorio di Sesto ove vivo, ho imparato a
conoscere volti, associazioni e mi sento adesso pienamente
sestese. Convivo con la mia ragazza da un anno, e trovo Sesto
una periferia vivibilissima con colline verdissime dietro,
a poca distanza; mi piace correre nei boschi, ed unisco molto
lo sforzo fisico al pensare. Scrivo anche per “Il corriere
di Firenze” per quanto concerne critica teatrale, eventi,
spettacoli....
Sono in realtà laureato in scienze politiche indirizzo
sociale (tesi su storia del giornalismo) e lo scorso inverno
ho svolto un corso di scrittura e recensioni teatrali condotto
da un critico teatrale famoso Massimo Marino, cosa che mi
ha mi ha molto affascinato. Scrivo inoltre per “Succo
acido” rivista distribuita gratuitamente più
o meno in tutti i teatri di Italia, molto all’avanguardia,
gestita da giovani.
Da un anno scrivo di recensioni teatrali sul “Corriere
di Firenze” e ciò mi gratifica molto più
della cronaca. Economicamente non è semplice lo sguardo
per un giovane giornalista nel mondo dell’editoria:
non ci sono orari, sei oltremodo flessibile, talvolta non
stacchi mai, devi essere disponibile 24 ore su 24 etc....
Con le recensioni teatrali ho aperto gli occhi su un nuovo,
affascinante universo, ho potuto vedere cosa secondo me mancherebbe
e cosa c’è di valido.
Io mi scelgo adesso gli spettacoli da vedere, e non sono più
di teatro classico; è questo mondo quello in cui voglio
stare al presente, quello del giornalista di teatro, perché
chi si occupa di teatro è a sua volta un artista mentre
chi scrive di cronaca si vota più ad un lavoro paraimpiegatizio.
Ho iniziato, per non precludermi nessuna possibilità,
un corso per giornalisti dal titolo “ L’economia
fa notizia”. Comunque anche nella filmografia cerco
scambi tra gli attori che non indossino maschere holliwoodiane.
Il mio futuro giornalistico lo vedo molto meglio nella sfera
artistica: teatro, spettacoli....
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