Tommaso Chimenti
Intervista
I: Io so pochissimo di te, puoi raccontarmi qualche episodio
della tua vita che ritieni significativo?
T: Non mi vengono in mente..... Penso che sul passato si può
ridere sopra proprio perché trascorso, anche se non
mi ritengo assolutamente un ottimista, anzi....
I: E qualche persona che ti è rimasta e ti è
dentro, se posso osare nel mondo femminile, oltre tuo padre?
T: Ho cercato fino ad oggi un’approvazione in mio padre,
pur sapendo che siamo molto diversi, io sono portato per lo
scambio anche fine se stesso.
I: Cos’è per te l’amore e come lo vivi?
T: E’ quel qualcosa che lega in sottofondo te a persone
particolari che incontri e che riescono a tirar fuori le parti
di te che non volevi ammettere nemmeno a te stesso. E’
un processo a spirale, che viaggia su binari paralleli rispetto
al quotidiano, che procede ma non arriverà mai....
Mi è dentro Chiara, la ragazza con cui convivo adesso,
sento che lei mi ha veramente aiutato a tirar fuori cose che
reprimevo violentemente, mi ha aiutato a farle uscire, ad
esempio ho ricominciato a scrivere poesie da quando l’
ho incontrata: siamo insieme da tre anni e conviviamo da uno.
Secondo me usando i canali giusti siamo tutti artisti. Inizialmente
mi vergognavo anche con lei a mostrarle i miei lavori, poi
lei mi ha fato capire che non dovevo sprecare questo dono....
e mi ha insegnato a non vergognarmi, a far leggere le mie
opere. Io scrivo di me non potrei altro. Lei mi ha cambiato,
migliorato, mi sento più uomo; sono nato il 12/4/1973.
Anche mia madre con cui ho un ottimo rapporto fa parte di
me, vivo con lei di nostalgia, e mi piace rituffarmi nelle
sue premure, talvolta asfissianti ma così dolci.....
Da lei fuggo per poi tornare; vive spazialmente vicino a noi,
i rapporti sono migliorati da quando non sono più in
casa.
I: Se dovessi dare una definizione-pennellata del tuo carattere
per come te lo rappresenti cosa ci diresti fuori dalle righe?
T: Mi sono sempre chiesto in verità come mi vedono
gli altri, forse per un’insicurezza che cerco di nascondere
più per gli altri che per me; non è una domanda
che mi faccio. Mi ritengo imprevedibile e incontrollabile
rispetto a me stesso. Mi sottovaluto, a detta degli altri,
o mi esalto per compiere lavori che altrimenti lascerei stare;
sono curioso delle novità ma al contempo timoroso dei
cambiamenti che essi potrebbero apportarmi. Spesso mi getto
fra le onde, naufrago, per trovare una sabbia per me. Io temo
questo mio essere, forse perché non ho la forza di
scegliere coscientemente un percorso dunque mi getto nella
vita cercando da essa anche soluzioni. Mi sento, in verità,
un artista a tutto tondo.
I: Quale ora del giorno ti appartiene di più, e perché,
a cosa la associ, quali percezioni ti suscita?
T: le 18.30 perché è un’ora o di meditazione
o di sforzo fisico (vivo lo sport come una sorta di masochismo
e altrettanto scandaglio dentro, arrivare a conoscersi per
essere anche più forti); è un’ora futuribile,
che non ha pretese ma ha aspettative e uno sguardo su ciò
che sarà dopo.
I: Puoi nominarci, se esiste, un libro che ha cambiato la
tua visione delle cose?
T: “Il giovane Holden” perché rappresentava
una lettura con gli amici nella biblioteca a Sesto in cui
ci autoanalizzavamo, prendevamo in considerazione il futuro,
la famiglia, l’altro sesso.
I: Cosa rende un giornalista un buon giornalista, qual è
quel quid che lo differenzia, secondo te?
T: Spero sempre di essere il più chiaro e trasparente
possibile, è come essere archeologo, far mostra di
ciò che non si sa, ma a me piace anche lasciare un
filo di dubbio affinché ognuno possa costruirsi il
suo giornale, il suo articolo.
I: Cosa ti appaga nella vita? Cosa hai già e cosa vorresti.....
T: Vorrei un po’ più di rispetto nel mondo del
lavoro; ho già tante persone intorno che mi consentono
di essere un po’ astratto e filosofo. Vorrei avere serenità
ed essere in pace con me stesso, fare senza pensare al tempo
che passa mentre lo stai facendo. Nella vita mi appaga la
stima degli altri e la voglia degli altri di stare con me,
le persone che mi sorridono.
I: Conosci un po’ il microcosmo dei giovani poeti fiorentini,
se non molto come te lo immagini, se sì cosa ne pensi....
T: Sono entrato in contatto con Raveggi a livello superficiale,
ma non sono addentro al cosiddetto “giro”,vedo
anche in Porpore desiderio –(I: confermo –)
di espansione.
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