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segue da Narrativa


Intervista


Tommaso Chimenti

Intervista

I: Pensi che la vita sia composta di soglie da attraversare o liminari da scansare o cos’altro?
T: Penso che sia composta da soglie che comprendono l’accrescersi, il migliorarsi, sperando sempre che ci sia un in più che non finirà mai.
I: Cosa pensi del conformismo e del Sistema, ti senti di rifuggirlo in pratica?
T: Sono dentro questo Sistema, lo vivo e lo respiro, forse per tanti versi sono anche conformista, non vorrei addurre alibi....Credo però che si debba cercare tutti i giorni di trovare la propria strada, scegliendo con la coscienza anche regole del passato. Bisogna cercare. Le vere regole le senti dentro.
I: Hai viaggiato molto nella tua vita? Ti piace l’idea del viaggio? Che luoghi ancora vorresti visitare?
T: Sì più che altro in Europa oltre a Turchia e Mar Rosso, l’idea del viaggio mi piace molto, ma mi interessa ancora di più il tratto prima di arrivare per il quale sentirei la necessità di molto tempo, mi attira l’idea della macchina o del pullman ove puoi osservare mutare il paesaggio. I viaggi che vorrei ancora compiere sono in America Latina ma in paesi di lingua spagnola (escluderei il Brasile).
I: Puoi ricostruire una sorta di tua cronologia artistica (quando hai iniziato ascrivere più seriamente) e fornirci un elenco dei tuoi lavori che ritieni significativi sia in prosa che in poesia?
T: Forse quel più seriamente non è ancora giunto per me, mi piacerebbe scrivere un romanzo. Comunque da quando mi sono laureato ho deciso di intraprendere anche questa via, anche se non di “prenderla”, è stata anche un modo per combattere la reticenza di stare con gli altri.
Di poesie ne ho catalogate 160, quelle dell’adolescenza molte le ho gettate perché non degne secondo il Tommaso successivo. Di racconti ne ho una decina e ricordo “La seconda volta”, “Doppio tenersi”e “Cenci cenciosi”.Per quanto riguarda il campo poetico io costruisco come una collana per cui il punto della poesia precedente è anello della poesia successiva come in una catena di perle che comunque mi sta tutta attorno al collo, - incalzo se esiste una perla più grossa - a fatica risponde: “Respiro” che è la sua ultima perché mi sento più legato a questi ultimi versi. Sia per i racconti che per le poesie posso dire di aver cominciato più seriamente tre anni fa.
I: Esiste un lettore privilegiato a cui in anteprima porgi i tuoi lavori appena conclusi?
T: Chiara, perché è come se me li tirasse fuori: è un magico lavoro a quattro mani.
I: Ti piace la concisione nell’espressione? Cosa pensi che essa possa arrivare a trasmettere?
T: Mi ci rivedo nelle poesie come sassi gettati nelle menti di chi mi legge. Nella narrativa sono più criptico, sono quadri un po’ visionari che traspongo nella realtà anche se non giunge la precisa intentio auctoris ma riesco con le mie parole a colpire.
I: Ritieni che le tue composizioni siano sottoponibili a “giudizio” oppure quello che ti interessa è la sensazione personale appunto di aver realizzato una vera e propria opera d’arte (qualcosa di necessitato per cui le parole non potevano essere che quelle particolari che vi hai inserito, ponendoti così in una posizione ingiudicabile perché divieni solo tu il metro di valutazione, solo tu puoi sapere come deve o doveva essere quel testo)?
T: Scrivo per me e per rileggermi, ancora non capisco perché continuo a partecipare ai concorsi... Forse cerco ancora approvazione, ambivalenza dunque, ho bisogno sempre più sì che altri mi leggano....
I: Sei solito rielaborare i tuoi testi?
T: No, aggiungo casomai, non modifico ciò che ho già scritto. Aggiunte, non modifiche.
I: Cosa pensi della comunicazione fra esseri umani, la percepisci possibile? se sì quali sono le condizioni perché essa si verifichi? E’ consueta compagna della tua esistenza? E nell’arte che ruolo occupa? Come stimi l’intentio auctoris, è uno snodo rilevante per te?
T: Sì è possibile tramite la stima reciproca ed il rispetto delle idee degli altri; devo essere umile e aperto ad ascoltare temi che neanche mi sognavo che esistessero. E’ come riuscire a leggere dentro l’altro e a vivere nuove vite.
Sì è compagna della mia vita la comunicazione. L’arte deve stimolare e ciascuno dovrebbe interpretare essa a modo suo.

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